Archive for September, 2007

24th September
2007
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Comments Off on e’ morto andré gorz
22nd September
2007
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meticoloso tappezzamento di forza nuova in zona san-siro (p.zzale velasquez pzza selinunte)
probabilmente fatto ieri notte. tutti i pali e ogni 50 metri di strada riproduce un loro volantino.
precisi precisi :) evidentemente si potevano permettere di fare un lavoro preciso e con calma

 

21st September
2007
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Comments Off on sgomberato csoa garibaldi
20th September
2007
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Germania: I lavoratori della fabbrica occupata di
biciclette a Nordhausen
riprendono la produzione in
autogestione [en]
Date Thu, 20 Sep 2007
14:02:41 +0200
(CEST)

——————————————————————————–
Comunicato
stampa della FAU-AIT del 19 settembre 2007:
I lavoratori e le lavoratrici
della fabbrica occupata
di biciclette a
Nordhausen, nello stato di
Turingia, ha ripreso la
produzione in autogestione.
I 135 operai e operaie
della Bike Systems GmbH a
Nordhausen, che dal 10 luglio
2007 occupano la
fabbrica, hanno deciso di riprendere
la produzione di
biciclette in
autogestione. Perché il progetto abbia
successo, devono
raccogliere 1.800
ordini per biciclette entro il 2
ottobre. Gli oeprai e le
operai stanno
lavorando insieme al sindacato
anarcosindacalista FAU
(Freie
Arbeiterinnen- und Arbeiter-Union, "sindacato libero
delle
lavoratrici e dei
lavoratori"), che ha lanciato una campagna tramite
il
sito web
http://www.strike-bike.de . Da oltre due
mesi, il
personale di questa fabbrica
nel sud delle montagne dell'Harz
lavora in tre turni.
Vogliono impedire la
chiusura definitiva e lo
smantellamento e la svendita
della fabbrica. Il 10
agosto 2007, l'azienda
[di proprietà statunitense
della texana Lone Star] ha
presentato l'istanza
di fallimento: la fabbrica è
sfruttata e in brutte
condizioni, i locali
sono stati svuotati ad eccezione
di una parte. Il
personale riceve il
sussidio di disoccupazione ma
spera di poter continuare
a
lavorarvi.

Hamburg/Nordhausen, 19 settembre 2007

Freie
Arbeiterinnen- und Arbeiter-Union
Fettstr. 23,
20357 Hamburg

http://www.fau.org

"Strike-Bike" – la
bicicletta della solidarietà di
Nordhausen

Durante l'occupazione ed in
seguito alle discussioni
durante le visite che
abbiamo ricevuto da persone
che offrono la loro
solidarietà, noi operaie e
operai della fabbrica
abbiamo pensato di riprendere
per qualche tempo la
produzione. Dal momento
che non miriamo soltanto ad
evitare lo sgombero della
fabbrica e un
eventuale arrivo di un nuovo
investitore, l'idea della
"Strike-Bike" sta
incontrando sempre più risposte
positive. Ora sorge
l'opportunità di
dimostrare la capacità dei lavoratori
e delle lavoratrici di
sviluppare i
propri concetti con successo e di
autogestire la produzione e
la
distribuzione.

Se riusciamo nel nostro obiettivo di
raccogliere
ordini per 1.800 biciclette
prodotte in autogestione,
aiuteremo a diffondere le
idee di solidarietà e
daremo un sostegno morale
ai nostri compagni e
compagne che si trovano in
situazioni simili che
lottano, come noi, per evitare
la "ristrutturazione
zero". Da
chiunque!

Abbiamo trovato l'aiuto della Freie Arbeiterinnen-
und
Arbeiter-Union (FAU) che
si sta attivando in tutta la Germania per
meglio
pubblicizzare la nostra lotta
e la vendita della
"Strike-Bike".

Per ulteriori informazioni:
http://www.strike-bike.de

Per la
storia dell'occupazione:
http://www.labournet.de/branchen/sonstige/fahrzeug/bikesystems.html

Per
contatti con il personale e per ordini:

"Bikes in Nordhausen
e.V."
c/o. André Kegel,
Bruno-Kunze-Str. 39
99734
Nordhausen
Telefono: 03631-622.124 e 03631-403.591
Fax: 03631 – 622
170
E-mail: <fahrradwerk@gmx.de>

Per ulteriori
informazioni sulla campagna della FAU
Strike-Bike Solidarity
Group,
contatta il portavoce:
Folkert Mohrhof
Cell. 0179-4863252
Dal lunedì al
venerdì tra le ore 10 e le ore 15, anche
al
+49.40-20.90.68.96

Traduzione di a-infos-it

17th September
2007
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diciamo subito che mi_l'an0 zero non c'entra un cazzo con milano. diciamo subito che mi_l'an0 zero e' il clown uscito dal controllo che sbeffeggia milano e la sua presunzione. blablabla mi_l'an0 zero ha altro da fare che star ora a disaminare…parte col sottolinare solo che una citta' la si capisce dalle sue fondamente e dalla storia e dai simboli che adotta…

milano…per chi se lo fosse scrodato, ha la scrofa lanuta come simbolo originario…come dire…
tanto meschina da nasconderlo dietro l'anguilla!!! degli sforza  :)

abbiamo cercato il significato di questa scrofa, immersi tra leggende celte (un'accozzaglia di ubriachi che popolavano l'europa nordica) e infiinita' di miti…alla fine ci siam detti una scrofa e'  una scrofa e pure lanuta…tz' :))

Comments Off on mi_l’an0 zero…la vera storia di milano (la citta’ dei brambilla)
13th September
2007
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Straordinaria iniziativa di un comune teutonico, per una migliore conviviabilita'
viene ideato e messo in opera lo spazio condiviso. Pedon-ciclisti&mezzi a motore.
Tutti insieme appassionatamente. Neanche la massa critica si era pensata una cosa
del genere, tenete d'occhio le citta' dell'esperimento, vedremo che succedera'

Via i semafori contro gli incidenti
La città tedesca di Bohmte adotta una strategia originale per contrastare gli incidenti: eliminare
le segnalazioni di stop
    
BERLINO – Il semaforo ha ormai le ore contate. Almeno nella città tedesca di Bohmte, dove da
oggi converrà tenere gli occhi ben aperti. Che siate un pedone o un automobilista non fa
differenza: non troverete luci verdi o rosse, né segnali di stop a guidare i vostri spostamenti
nel centro. Solo un indifferenziato «spazio condiviso».
VIA I SEMAFORI – L’obiettivo, a prima vista paradossale, è infatti quello di ridurre
drasticamente il traffico e il numero di incidenti. Per ottenerlo la giunta comunale ha deciso, a
partire da oggi, di eliminare completamente semafori e indicazioni di stop. Le 13.500 vetture
che transitano quotidianamente per queste strade dovranno vedersela, faccia a faccia, con i
pedoni. L’idea, che agli abitanti delle città italiane più caotiche può apparire folle, nasce da un
ingegnere olandese, Hans Monderman, ed è appoggiata dall’Unione europea, che coprirà metà
degli 1,2 milioni di euro necessari per fare piazza pulita dei tradizionali segnali di regolazione
del traffico.
UNO SPAZIO CONDIVISO – Alla base del progetto sta la filosofia dello spazio condiviso, un
approccio urbanistico in cui si vuole mettere sullo stesso piano pedoni, ciclisti e automobilisti,
responsabilizzando i singoli cittadini. L’eliminazione dei semafori e degli alt obbliga tutti i
protagonisti della strada a guidare con più cautela, e soprattutto a cercare il contatto visivo, a
guardarsi intorno e negli occhi costantemente. Nessuno potrà affidarsi ciecamente a un
segnale di via libera o di stop, ma dovrà negoziare le proprie mosse tenendo conto degli altri.
Anche perché è ormai assodato che la presenza di semafori, di strisce e simili segnali di per sé
non salvaguarda da incidenti.
FUNZIONERA’? – Una filosofia che è già stata applicata nella città olandese di Drachten – da
cui sono scomparsi addirittura i marciapiedi – e a cui sta pensando anche un comune a nord di
Berlino, Fuerstenberg/Havel. Forte di queste esperienze, il sindaco di Bohmte Klaus
Goedejohann è ottimista: «Il traffico non sarà più dominante». Ma non tutti sembrano
convinti: «Solo perché ha funzionato in Olanda non è detto che funzioni anche qui», ha
commentato Werner Koeppe, uno specialista dell’Istituto sul traffico di Berlino. La prova del
nove consisterebbe probabilmente nel testarlo in Italia.

Carola Frediani (repubblica.it)
12 settembre 2007

11th September
2007
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"Things can be copyrighted, thoughts cannot be copyrighted, and certainly meditations cannot be copyrighted. They are not things of the marketplace. Nobody can monopolize anything. But perhaps the West cannot understand the difference between an objective commodity and an inner experience. For ten thousand years the East has been meditating and nobody has put trademarks upon meditations."

Osho
Om Shanti Shanti Shanti

11th September
2007
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Il silenzio è d'oro, ammonisce il proverbio, ma allora è meglio non chiedersi di quale materia è composto il baccano in cui viviamo. Fate una prova, chiamate qualcuno nella stanza accanto: probabilmente non vi sentirà, e non per sua colpa. La colpa è della fitta coltre di rumore che ricopre tutto ciò che facciamo, diciamo, pensiamo.

Le sirene di ambulanze, polizia, pompieri; il ronzio di aerei, treni, automobili, motociclette; il trapano dei martelli pneumatici, il brontolio dei bulldozer, lo stantuffo di fabbriche e cantieri.

E poi i rumori provocati dai singoli: il televisore del vicino, lo stereo dei figli, il cinguettio irritante dei telefonini, il pianto disperato di un neonato in carrozzina. A proposito: l'esercito americano ha appena messo a punto un arsenale di "proiettili sonori". Sono registrazioni di bambini che piangono, sparate a 140 decibel. Un suono a 45 decibel, per intendersi, impedisce il sonno. Il rumore del traffico, sentito da un passante sul marciapiede, raggiunge i 70 decibel. A quota 85 decibel, si verifica un danno all'udito. A 120 decibel si sente un dolore acuto alle orecchie. Possiamo immaginarci cosa succede a 140.
La cacofonia di suoni che ci circonda, avvertono studi scientifici a regolari intervalli, mette in pericolo la nostra salute: è causa di aggressività, ipertensione, stress, disturbi cardiaci. Ma non sembra essere questa l'unica conseguenza nefasta del "noise pollution", l'inquinamento sonoro, come lo chiamano gli esperti internazionali: se l'uomo moderno non ritrova al più presto un po' di silenziosa quiete, rischierà di perdere, insieme all'udito, anche la consapevolezza di sé. In "Manifesto for silence" (Manifesto per il silenzio), un libro pubblicato in questi giorni in Gran Bretagna e anticipato ieri dal Financial Times, il professor Stuart Sim, docente di critica teorica alla University of Sunderland, sostiene infatti che il rumore è un elemento della guerra condotta dalle forze del progresso economico contro l'individuo. Religione, filosofia, arte, letteratura, musica, – secondo la sua tesi – dimostrano che il silenzio non contraddistingue l'assenza di qualcosa, bensì rappresenta un bene di importanza cruciale per la nostra civiltà: è il fiume in cui naviga il pensiero umano. Un fiume che ora rischia di prosciugarsi del tutto.

Cantieri che lavorano 24 ore su 24, come a Shanghai, a Mosca e a New York, sempre più automobili ed aerei, sempre più gente con sempre più telefonini accesi, creano un rumore di fondo – scrive l'autore – che demolisce gradualmente la capacità umana di ragionare, esprimersi, esistere: "Cogito, ergo sum", non si può pensare in un fracasso spaventoso. Ed ecco allora questo "manifesto per il silenzio", l'invito a insorgere in difesa della quiete, citando la tradizione religiosa di buddisti, quaccheri, monaci trappisti, per i quali il silenzio rappresenta la forma più assoluta di coscienza, ma citando pure la scrittrice americana Susan Sontag ("il silenzio è una forma di discorso") e il compositore John Cage ("non esiste silenzio che non sia carico di suono"). Naturalmente non bisogna esagerare col silenzio, anche perché può essere equivocato: non dire niente, talvolta, significa soltanto non avere niente da dire. "Ma non è forse vero che tutti i momenti più belli ci lasciano senza parole?", domandava uno che di silenzio se ne intende, il grande mimo francese Marcel Marceau.

Dunque cerchiamo di stare, almeno ogni tanto, col cellulare spento, lontani dal traffico e con la bocca chiusa. Magari riusciremo a sentire noi stessi, come l'astronauta di Odissea nello spazio, chiuso in una capsula sperduta nel buio cosmico, quasi assordato dal proprio respiro: l'unico rumore percepibile nell'universo, il misterioso soffio della vita.

Comments Off on statt’ zitt’
4th September
2007
written by

"Sei cio' che respiri.
Le micropolveri, granellini di pochi micron che ti entrano nei polmoni, si
mescolano nel sangue, attivano ripetutamente [ripetuta ripetuta brr brr] i
globuli bianchi finche' questi non incominciano a essere eccitati troppo
frequentemente e si sviluppano allergie.

Fumi cancerogeni vengono respirati e diffusi nell'organismo. Asma fin dalla
piu' tenera eta', e un bel cancro ai polmoni dopo.

Tu ti sbatti al lavoro finche' resti in piedi, poi ti esuberano, lasciandoti
morire nel malsano quartiere dormitorio senza servizi in cui ti hanno relegato
col tuo misero stipendio, dopo averne risucchiato avidamente tutto il
plusvalore.
Ma "loro" chi sono?

Sono i ricchi, quelli con le cui azioni spingono le speculazioni finanziarie a
risultare sempre vantaggiose – per loro – e sempre dannose – per te.
Una scorciatoia per uscire da questo tunnel senza pista ciclabile c'e'.
L'antica saggezza vedica indica chiaramente che noi si e' cio' che si mangia.
Ma la vulgata che pretende di trasformare questa saggezza in limite,
astenendosi dal mangiare certi – o tutti – gli animali, anziche' essere letta
come incitamento positivo, la sua prescrittivita' ne fa un fossile etico
superabile solo con slancio rivoluzionario.
Sei cio' che mangi? Bene! Mangia i ricchi!

L'antropofagia classista e' la scorciatoia per la soluzione immediata dei
problemi sociali:
alle mense i famosi brodini degli Agnelli sfameranno centinaia di senza tetto,
il brasato di Tronchetti Provera si sposa con la senape di Digione, la fettina
e il sottospalla di Colaninno (rispettivamente alla piastra e in forno con
patate e rosmarino) ti trasformeranno in un Mida buono.
Dai quartieri neri di Washington migliaia di lavoratori temporanei si
riversano verso Pennsylvania Avenue per il gran veglione alla Casa Bianca.
Ci si abbuffa di tutti gli abitanti.
Adesso la FIAT fa insaccati. Alla SEAT si sviluppa la linea di produzione di
suoi "zamponi di dirigente con lentejas" e "gazpacho di Borbone" per non
parlare dell'inimitabile "rabo de Aznar".
La General Motors e' celebre per i suoi pasti veloci di brokers, il "wall
street fast food". I bambini lo chiamano gia' "il mio wally" e in dono
ricevono i denti d'oro del proprietario fisico precedente del loro ripieno
farcito.
Eat the rich! Because you are what you eat!
.. e quando incontrerete i clienti di Vissani… il tovagliolo mettetelo
voi!"

Mahatma Bokassa

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